Con una certa sorpresa ho letto un intervento di T. Caracciolo sul tema dell’erosione costiera, quando non solo è stato sindaco della città e sotto di lui qualche casa è stata edificata da privati anche nella zona più compromessa, ma soprattutto ha diretto un ufficio tecnico di pianificazione e salvaguardia territoriale presso la regione Calabria, il Piano di assetto idrogeologico. Prima domanda: 

perché il l’organismo di controllo del PAI, quando lui era responsabile tecnico non ha vietato o comunque invitato a vietare qualunque opera di edificazione lungo la costa rossanese? Il comune di Rossano che ha redatto un progetto di sistemazione del lungomare non ha dovuto chiedere autorizzazioni anche alla Regione Calabria? E allora perché l’ufficio che ha curato il nostro geologo rossanese non al comune ha impedito o comunque invitato a non realizzare lavori che oggi il mare ha semidistrutto?
Seconda domanda:
nella cartografia redatta dal Pai a firma del responsabile T. Caracciolo a proposito della costa rossanese( già dal 2001) si parla di erosione della costa tra il 30% e il 70%. Per quale motivo a seguito di questa osservazione non si è dato seguito con prescrizioni adeguate che vietassero le opere infrastrutturali che interferivano con la spiaggia come le strade o le case o opere di qualunque genere? Perché l’area costiera rossanese e coriglianese è stata preservata da qualunque norma di comportamento rispettosa della natura?

Il fatto è molto semplice e meriterebbe un approfondimento da parte della magistratura: un organismo di controllo e di pianificazione che a terra impone delle prescrizioni nei pressi dei corsi d’acqua o delle aree collinari ea rischio, sulla costa invece si limita a formulare uno studio in cui certifica l’erosione (il consumo del suolo) e le opere di difesa idrogeologica già avvenute, ma non indica nessuna prescrizione attiva. Troppi interessi in causa? Piano di assetto idrogeologico significa piano che aiuta a comprendere e a difendere il territorio dai rischi di natura idrogeologica, quindi anche quelli legati all’azione del mare. Invece stranamente il PAI, almeno per quanto riguarda il nostro territorio, non si è occupato di suggerire alcuna prescrizione, alcuna indicazione per quanto riguarda l’area costiera e della spiaggia. Naturalmente sono i politici che prendono le decisioni e non gli uffici tecnici, però curiosamente, sulla spiaggia e sulle coste il PAi non prescrive nulla, ma solo fotografa l’esistente. Questo è molto strano !
In ogni caso, chi ha avuto responsabilità tecniche dirigenziali, davanti a questo scatafascio, che segue quello dell’alluvione del 2015, avvenuta dove il PAI diceva che non c’era alcun rischio, sarebbe meglio tacesse.
PROF. FABIO MENIN
Già pres. WWF Calabria