Personalmente, ma anche come Comitato delle 100 Associazioni, ho sempre evitato di entrare in polemica con coloro che non condividono il progetto di “fusione”, rispettando le loro idee e posizioni sul futuro di questo territorio;  una precisazione però va fatta per amore di verità su un aspetto che alcuni consiglieri comunali di Corigliano hanno dichiarato per giustificare il loro voto contrario.

Alcuni consiglieri hanno dichiarato di votare contro la fusione perché “manca un progetto, non ci sono contenuti, non si sa come dovrà chiamarsi la nuova città ..  “.
Apparentemente può essere una motivazione valida, ma non è così per chi conosce l’iter procedurale per arrivare alla fusione vera e propria delle due città, non a caso questa prima delibera consiliare viene definita “atto d’impulso”, cioè esprime il parere favorevole a che l’idea di fusione delle due realtà possa avere concretizzazione.
L’amministrazione comunale esprime la propria posizione, in questo caso favorevole, ma, come tutti sanno, sarà il popolo a sancire  se l’idea di fusione deve avere veramente inizio.
Solo allorquando il referendum popolare avrà esito favorevole potrà iniziarsi il lungo iter che dovrà portare all’obiettivo.
E se il referendum popolare dovesse dare esito negativo?
Tutto decade, finisce, e di fusione non se ne parla più.
Ecco perché la norma che regola questa materia prevede la fase di progettazione a dopo il referendum popolare.
Dopo che i consigli comunali di Rossano e Corigliano (che dovranno riunirsi di volta in volta per prendere atto delle diverse fasi) e della Regione Calabria avranno preso atto dell’esito positivo del referendum popolare inizierà la “progettazione” . In tale fase, si dovrà studiare e pianificare il nuovo assetto amministrativo, la logistica dei servizi pubblici, le politiche di promozione territoriale, la capitalizzazione delle risorse e dello sviluppo socio-economico, la rete delle infrastrutture, ecc. ecc.=.
Si dovrà altresì decidere il nome da dare alla nuova città,  che può essere fatto anche con un referendum con proposte di più nomi che i cittadini sceglieranno.
Alla fase progettuale, coordinata dai rispettivi consigli comunali che saranno chiamati a fare una sintesi delle proposte e dell’intera mole di lavoro, parteciperanno e dovranno dare il proprio contributo le associazioni di categoria e degli ordini professionali, i partiti politici, la società civile organizzata, i circoli culturali e sportivi,  ecc. ecc.:=
Per la cronaca, pare che il Ministero delle riforme e regionale sia interessato a seguire il processo di fusione tra la città di Corigliano Calabro e di Rossano (che per dimensioni sarà uno dei primi in Italia) e finanziare uno studio di fattibilità di cui, si ripete, i consigli comunali dovranno prendere atto approvandolo, modificandolo e/o  o integrandolo.
E’ da oggi in poi che inizia il lavoro vero e proprio per chi crede nella idea-progetto di fusione delle due città, di chi crede al riscatto del territorio, alla sua forza politica e contrattuale per essere protagonista del proprio sviluppo.
E’ da oggi in poi che le due amministrazioni dovranno sentirsi impegnati perché il referendum popolare abbia esito favorevole e massima partecipazione.

Lì 8 febbraio 2016
F.to Enrico Iemboli
Componente Comitato delle 100 Associazioni