Ogni anno con l’avvicinarsi delle feste carnevalesche riprende con forza la crociata dei nostrani bigotti, che vedono in questi eventi il trionfo del male. Per loro queste feste sono attrazioni irresistibili, per cui tirano fuori tutta la loro violenza verbale, a volte anche microfonata, contro chi , di queste feste, sorride e si diverte. Tutto ciò nasce dal fatto che noi cristiani siamo eredi di una spiritualità,che, distaccatosi dai Vangeli, ha devastato in maniera irrimediabile la vita dei credenti.

Nei secoli la spiritualità cristiana si è occupata più della sofferenza che dell’allegria, più della mortificazione che del piacere, più del pianto che del riso e l’abito nero del lutto è diventato la divisa di preti e suore. Siamo eredi di una tradizione spirituale tetra, pessimista, dove le parole, gioia e felicità, vengono viste con sospetto. Siamo tutti “gementi e piangenti in questa valle di lacrime” in cui si sguazza devotamente perchè siamo nati per soffrire e la felicità è nell’aldilà. La felicità degli uomini in questa esistenza non è contemplata.

C’è bisogno che i cristiani si liberino dalla Paura del Sorriso e si rivestino della Gioia del Vangelo in una Chiesa in Uscita. . . che sappia accogliere nel proprio “Grembo Generativo” quella linfa vitale che il Cristo ha donato ai suoi sul Golgota, quando ha trasmesso il suo Spirito.

Per spiritualità cristiana,evangelica, s’intende quindi una vita guidata, potenziata, arricchita dallo Spirito di Gesù, lo Spirito Santo, la forza vitale che proviene da Dio ed è la vita stessa di Dio che viene comunicata. Questa spiritualità non entra in conflitto con la vita terrena ma la potenzia, non è una rivale della felicità ma la permette, non diminuisce la persona ma l’arricchisce, non toglie il sorriso ma lo illumina.

Lo stesso Gesù, avvicinandosi la Sua Ora, l’ora cioè della Coerenza e della Fedeltà al Mandato ricevuto dal Padre nell’Incarnazione, disse ai suoi: << Coraggio, IO ho vinto il mondo! (Gv.16,33)>>. Questo Coraggio trasmesso anche ai suoi seguaci, ci libera dalla Paura e ci dona tanta ma tanta serenità! Gesù aveva detto ai suoi discepoli << Come il Padre ha amato Me, così anch’IO ho amato Voi. Rimanete nel mio Amore, perchè la mia Gioia sia in Voi e la vostra Gioia sia Piena (Gv.15,9-14) >>.

Gesù sottolinea << quella mia sia in voi>> e << la vostra gioia sia piena>>. La gioia nel linguaggio biblico significa festa,festività, banchetto nuziale. Non quindi un sentimento interiore che uno sente ma una necessità impellente di manifestazione esteriore di parole e gesti verso gli altri. La felicità così consiste proprio in quello che noi diamo e non in quello che noi riceviamo (At.20,35b).

Pertanto la gioia di sentirsi amati dal Padre conduce i credenti, come Gesù, a mettersi il Grembiule , non per essere Vetrina di Servizio , ma Memoriale eucaristico per operare con tutti alla costruzione della Civiltà dell’amore. La Civiltà cioè in cui tutti siamo Figli dello stesso Padre e quindi fratelli fra noi ed eredi della vita , quella eterna.

 Si entra in un dinamismo crescente e traboccante di condivisione e contagio. Più si trasmette amore agli altri e più si permette al Padre una comunicazione di amore senza fine , per cui Gesù ci assicura che << la mia gioia>>> diventa <<la vostra gioia e GIOIA PIENA>>.

Corigliano Rossano, 14 febbraio 2019. FRANCO PALMISANO