Se vi avanza qualche spicciolo, diciamo otto/novemila euro e non sapete cosa farne, beh potete sempre comprare un diplomino da ragioniere, da geometra o magari da Perito meccanico.

Certo è un pezzo di carta ma potrebbe sempre servire, non si sa mai, cosa importa poi se non sapete che una partita doppia non è un incontro di calcio da ripetere, o un fattore di potenza non ha niente a che vedere con un contadino lucano né tanto meno un Perito appartiene al mondo dei più ma è vivo e vegeto, tanto non se ne accorge nessuno.
Nel nostro Belpaese quello che conta sono le “carte”. Le competenze abilità, conoscenze sono quisquilie e pinzillacchere, anzi, a volte danno fastidio…meglio nasconderle, il “capo” potrebbe risentirne e avere una crisi di identità, alla faccia delle tante inchieste e servizi giornalistici non ultimi quelli di Striscia la notizia.
Quello che qualcuno definisce “sistema opaco” all’interno dell’Istruzione pubblica continua beatamente a proliferare operando alla luce del sole ed in costante espansione alimentando un vero e proprio “turismo da diploma” da tutta Italia. Almeno 10 mila neodiplomati della Maturità 2023 hanno acquisito un titolo (che ha valore legale) con modalità sospette. Un vero mercato con un giro d’affari di almeno 50 milioni.
Frequentare i primi quattro anni per poi approdare in quinta all’esame di maturità? Certo, ma solo per i fessi. Perché perdere tempo per quattro anni ingobbito nei banchi se puoi fiondarti direttamente in Quinta ed agguantare l’agognato pezzo di carta?
Chi controlla questa massa di iscritti nell’area dei diplomifici provenienti dalle più varie contrade italiane? Chi verifica se sia composta davvero da studenti lavoratori che peraltro dovrebbero frequentare almeno due terzi delle lezioni nelle «paritarie» ( La differenza sostanziale tra Scuola Pubblica e Scuola Paritaria consiste nel fatto che l’istituzione pubblica è amministrata e gestita interamente dal Miur, cioè è di fatto sostenuta economicamente dallo Stato, mentre i costi delle paritarie sono quasi tutti a carico delle famiglie) Perché tutti questi istituti raccolgono pochissimi iscritti fino al quarto anno, mentre non c’è un solo alunno che frequenti la scuola nei primi quattro anni di indirizzo prima dell’abnorme esplosione finale alla vigilia della maturità. No, così non va. C’è un solo modo per uscirne: controllare che le regole vengano rispettate. L’evasione dell’obbligo di frequentare almeno tre quarti delle lezioni potrebbe quasi certamente essere una delle risposte della forza attrattiva dei candidati da tutta Italia che, tra l’altro, dovrebbero trasferirsi – spostando il domicilio – per rispettare l’obbligo di frequenza previsto dal DPR n. 122/2009 (“Ai fini della validità degli anni scolastici, compreso l’ultimo anno di corso).
La violazione di legge sulla frequenza per almeno tre quarti dei giorni di lezione messa in atto quasi sempre dagli istituti in odore di diplomificio è la loro carta vincente verso la clientela, ed è qui che lo Stato sta perdendo. Per fare i controlli serve un corpo ispettivo quantitativamente e qualitativamente adeguato ma gli Uffici Scolastici Regionali sono sguarniti di ispettori
Sembra però che il bubbone dei diplomi facili, stia per scoppiare
Occorre intervenire in maniera strutturata e decisa, lo dobbiamo a quel mezzo milione di ragazzi che ogni anno, con merito (che vuol dire anche pari opportunità di partenza e regole del gioco uguali per tutti), conseguono il diploma di Stato del secondo ciclo.

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