Alcuni anni fa, durante la festa di ferragosto,  la città di Rossano fu investita da un violento incendio, partito dai boschi della montagna vicina, che coinvolse il centro storico ove si trovavano migliaia di persone. Il fuoco alimentato da un forte vento durò in realtà per almeno due giorni e nessun canadair o altro mezzo terrestre antincendio riuscì a fermarlo,

tant’è che molti boschi rimasero bruciati e si corse il rischio serio che qualche abitante della montagna  rimasto isolato restasse intrappolato nel fuoco e morisse.  Per fortuna ci furono soltanto intossicati e qualche ferito, ma nessun deceduto.  Vogliamo ora porre questa domanda: se oggi a quattro anni di distanza succedesse la stessa cosa la città di Rossano sarebbe preparata a spegnere il fuoco e mettere in sicurezza i boschi? Purtroppo a questa domanda temiamo che la risposta sia NO. La città è ancora attualmente impreparata a gestire eventualità di emergenza antincendio, a parte la protezione civile i cui organici sono da prendere in considerazione, ma quanto a mezzi antincendio, prese d’acqua, vasche montane o collinari per il rifornimento delle autobotti, o centraline di sorveglianza, nulla di tutto questo è stato realmente fatto . non è stata neppure istituita la pattuglia di sorveglianze dei vigili montani, che una volta Rossano poteva vantare, in modo che almeno ci sia qualcuno che tutti i giorni sorvegli e avverta in tempo. Né risulta che siano stati introdotti altri mezzi tecnologicamente avanzati che abbiano effettivamente migliorato la capacità di intervento contro gli incendi. Sono aumentate le rotonde, ce ne sono fin troppe,  ma sul fronte degli incendi e della montagna ove la città gestisce un cospicuo patrimonio, non s’è fatto nulla o quasi. Gli organici del CFS di Rossano sono ormai ridotti al lumicino, tre o quattro effettivi in servizio che devono controllare i boschi di ben sette comuni tra cui Rossano e Campana che hanno boschi molto estesi.  Molti operai dell’AFOR in servizio a Rossano si sono pensionati, e non sono più stati sostituiti da nuove leve, per cui oltre alla diminuzione  degli effettivi in servizio, c’è anche la perdita culturale di capacità di intervento nella forestazione che comunque l’AFOR  a Rossano ha garantito. Insomma la montagna ci sembra completamente abbandonata.  A dire il vero alcuni anni fa restammo sorpresi durante un incontro con i responsabili del comune, perché un importante assessore, ancora in carica, sosteneva che Rossano non aveva boschi importanti da proteggere. Costui essendo giovane e cresciuto allo Scalo, ignora il patrimonio boschivo della città, ma anche i più esperti o avanti negli anni, che certamente conoscono meglio  i boschi del Rinacchio,  del Patire, di Cozzo del Pesco, di S. Onofrio ecc, cosa hanno fatto?  Non ne facciamo una questione di colore politico, né l’amministrazione di sinistra né quella di destra hanno fatto passi avanti: evidentemente i funzionari del comune di Rossano continuano a pensare solo al bilancio e alle lottizzazioni, ma non si curano, com’è invece loro preciso dovere istituzionale DI difendere il patrimonio boschivo e approntare tutte le misure opportune per migliorare la prevenzione. Dei boschi gli amministratori si ricordano solo quando si taglia legna  per ottenere quattrini.E’ amaro fare questa constatazione, ma purtroppo Rossano continua ad ignorare la sua meravigliosa montagna. Queste riflessioni vorremmo che diventassero oggetto d’attenzione anche della magistratura, perché  prema perché le amministrazioni locali e regionali facciano il minimo indispensabile per prevenire gli incendi, secondo quanto prevedono le leggi. Invece risulta che ci siano state situazioni in cui prese d’acqua antincendio non abbiano funzionato perché prive di acqua.  E’ anche curioso notare come fino ad ora gli incendi siano stati scarsi e per coincidenza la regione Calabria non abbia ancora firmato alcun contratto di servizio coi mezzi canadair, mentre invece in altre occasioni quando questi mezzi sono stati realmente funzionanti gli incendi siano fioriti come i funghi.  E’ una di quelle coincidenze strane, anzi stranissime che fanno venire dubbi seri sulla natura di questi incendi, lasciando trapelare il sospetto che potenti organizzazioni criminali siano coinvolte negli  incendi estivi e che intorno a questi mezzi antincendio ci sia un giro vorticoso di quattrini che non si sappia bene dove vadano a finire e nelle tasche di chi. Naturalmente sono solo dei dubbi, ma spesso il cittadino comune si pone queste domande semplici a cui le istituzioni non sanno dare risposta definitiva. Noi non vogliamo naturalmente accusare nessuno, ma certamente le varie circostanze di incendi contemporanei in luoghi vicini accadute negli anni passati fanno riflettere. Avremmo piacere di essere smentiti da qualche amministratore locale o regionale se se la sente di prendere posizione su un tema delicato come questo…..           
FABIO MENIN ASSOCIAZIONE AMICI DEL WWF SILA GRECA