CONSEGUENZE NUBIFRAGIO ANCHE SULL’ECOSISTEMA
FONTE:FAMEDISUD.IT – ARTICOLO DI ALESSANDRO NOVOLI
Il ricchissimo e multiforme ambiente naturale del Sud Italia non smette mai di sorprendere ed è così che scopriamo l’esistenza nelle nostre contrade anche di alcune rare piante carnivore. Di una di esse – la Pinguicula crystallina subsp. hirtiflora – è stata da tempo individuata in Calabria, a Rossano (Cosenza), una piccola colonia che, insieme a poche altre localizzate lungo la Costiera Amalfitana, rappresenta questa specie nel nostro Paese. La pianta è infatti conosciuta anche con il nome di erba unta amalfitana.

Perenne, alta 5-10 cm., la Pinguicula hirtiflora cresce su rupi molto umide fra i 300 e 1300 metri sul livello del mare. Alla base presenta 4-5 foglie verdi lanceolate disposte a rosetta e ricoperte di papille vischiose. Uno stelo eretto, peloso e leggermente ricurvo in alto, porta un solo grazioso fiore campanulato con petali, bilobi o trilobi, di colore violaceo-azzurrino, con una parte centrale bianca.

A farla classificare come pianta carnivora, o meglio insettivora – visto che gli unici ‘animali’ di cui si nutre tale categoria di piante sono appunto insetti – è il meccanismo naturale che presiede al sostentamento ed è legato alla circostanza di doversi alimentare in ambienti poveri delle sostanze necessarie come paludi, torbiere acide, rocce spoglie, tronchi di altre piante, sott’acqua. La trappola tesa dalla Pinguicula si nasconde nelle foglie ricoperte di minuscoli peli e di un liquido vischioso in grado di imprigionare gli insetti che ignari vi si posano e di digerirli grazie ad appositi liquidi enzimatici che la piantina comincia a secernere a ”cattura” avvenuta. Insomma un fatale marchingegno previsto dalla natura che difficilmente avremmo immaginato di ritrovare lungo le sponde del Mediterraneo, abituati come siamo ad associare tale genere di piante a lontani luoghi esotici.

 

Purtroppo l’alluvione che nell’agosto 2015 ha colpito il territorio di Rossano potrebbe (il condizionale è d’obbligo) aver cancellato definitivamente la presenza di questa bizzarra piantina, espressione della biodiversità davvero unica di una regione sotto questo profilo ancora tutta da conoscere. A paventare questa possibilità è Domenico SAULLE, laureando in Scienze Naturali presso l’Università di Bari, appassionato di carnivore da una quindicina di anni e membro dell’Associazione Italiana Piante Carnivore. Proprio il giorno dell’alluvione, insieme ad altri due colleghi, lo studente pugliese aveva raggiunto la cittadina jonica nel tentativo – concordato con l’Associazione e con l’Orto Botanico dell’ateneo barese – di recuperare i semi della piantina e di preservarli presso la Banca del Germoplasma di Bari. I tre studiosi contavano di trovare una cinquantina di esemplari lungo una parete a strapiombo sul torrente Celadi ma, giunti sul posto, di essi così come della parete, non c’era più traccia.

“Arrivati a Rossano – racconta Domenico – ci siamo ritrovati in mezzo a fiumi di acqua e fango che hanno travolto ogni cosa, compreso il costolone su cui cresceva la piccola colonia di piantine. La loro presenza era stata favorita dal substrato granitico e da una umidità costante dovuta ad una leggera rientranza della parete. Un luogo che sebbene situato in una zona SIC (sito di importanza comunitaria) era purtroppo assediato da strade e case. Ai piedi della parete vi erano aree coltivate, mentre nella parte alta ho visto capre che pascolavano. In poche parole questa pianta ha avuto la sfortuna di ritrovarsi in una zona fortemente antropizzata. E proprio perchè quasi tutte le pareti dei versanti sono in frana, si cercava di salvarla.”

 

Purtroppo i ragazzi sono giunti in ritardo soprattutto a causa del fatto che – spiega Domenico – il tentativo già messo in atto mesi prima di contattare (via e-mail, telefono e posta) il Comune di Rossano, l’Università, la Regione, e persino la Forestale, in modo da compiere il loro intervento nel rispetto di tutte le regole, inspiegabilmente non aveva ottenuto alcuna risposta. “Sapevamo anche – aggiunge lo studente – che alcuni anni fa, l’Università di Reggio Calabria aveva avviato un progetto di monitoraggio di questa piantina, che però dopo circa un paio d’anni fu interrotto per mancanza di fondi. Volevamo quindi chiedere ai colleghi calabresi a che punto fosse arrivato il loro progetto e se magari fosse stato ripreso. E invece niente. Anche da parte loro un silenzio totale”. Da qui la decisione dei tre giovani di recuperare i semi della pianta a dispetto di tutto. Ma non potevano prevedere l’effetto devastante dell’alluvione. “Mi auguro – osserva Domenico – che qualche esemplare della pianta sia miracolosamente sopravvissuto o che qualche seme trascinato via trovi le condizioni ideali per germogliare altrove. Ma ammesso pure che ciò sia avvenuto, ci vorranno anni perchè possa riformarsi una colonia…”. Non resta al momento che immaginare eventuali sopralluoghi nella zona, “da compiersi – dice Domenico – quando sarà passata l’emergenza alluvionale. Non saranno ricerche facili perchè dato il tipo di habitat impervio privilegiato dalla Pinguicula occorrerà calarsi nei dirupi con attrezzature speleo”.

 

Noi di Famedisud, di fronte alla prospettiva che Rossano possa aver perso per sempre la sua eccentrica rarità vegetale, abbiamo voluto approfondire l’argomento, interrogandoci sulla possibilità di un reimpianto nel caso in cui semi della pianta venissero individuati altrove. Reimpianto che però Domenico Saulle giudica pressoché impossibile qualora l’habitat rossanese della pianta risultasse, come sembra, irrimediabilmente compromesso. Intanto, conversando anche con il nostro blogger botanico DOMENICO PUNTILLO, abbiamo appreso che oltre alla sua presenza lungo la Costiera Amalfitana [però in una varietà più chiara di quella rossanese – NdR], la Pinguicula hirtiflora cresce anche in piccolissime aree dell’Albania, della Grecia e della costa meridionale della Francia, ma la vera inaspettata sorpresa è stata scoprire che nel 1995 alcuni semi provenienti da Rossano sono stati recuperati dal veneto Fabio D’Alessi – appassionato di piante carnivore nonché uno dei fondatori dell’omonima Associazione Nazionale – e da lui indirizzati a Loyd Wix, membro del Pinguicula Study Group (gruppo inglese di appassionati del genere Pinguicula) che ha ottenuto un grande successo nella loro coltivazione (v. foto sopra). Nulla dunque esclude che proprio dal Regno Unito possa giungere la soluzione per una ipotesi di reimpianto in situ – qualora esso si rivelasse praticabile a Rossano – o comunque per un recupero della matrice genetica della Pinguicula calabrese. Per non parlare della possibilità, nient’affatto remota, che semi della piantina rossanese siano attualmente in possesso di appassionati italiani di piante carnivore.

 

L’ALTRA RARA ”CARNIVORA” DEL SUD

La nostra chiacchierata con Domenico Saulle sulla Pinguicula hirtiflora ha offerto l’occasione per parlare anche di una seconda specie di pianta carnivora che, almeno allo stato attuale delle conoscenze, va a completare il quadro di quelle presenti nel Sud Italia. Si tratta della Utricularia vulgaris, detta anche Erba vescica, che ha il suo habitat privilegiato in Puglia, presso l’Oasi Lago Salso (Manfredonia, FG) e l’ex Lago di Sant’Egidio (S. Giovanni Rotondo, FG), entrambi nel Parco Nazionale del Gargano, e presso i Laghi Alimini (Otranto, LE). Questa specie, presente nelle acque stagnanti di alcune aree dell’Asia, dell’Europa e del Sud America, ha un fusto composto da lunghi e verdi filamenti erbosi che fluttuano sotto il pelo dell’acqua e sono disseminati di minuscole vescichette (dette otricoli) che fungono da trappola per le loro prede risucchiandole ad una velocità fulminea. Durante la fioritura, gli steli floreali emergono dall’acqua e si ergono per una lunghezza di circa 30-40 cm. mostrando alle loro estremità diversi fiorellini dai petali color giallo con striature rossicce. Anche questa pianta presenta un elevato grado di rarità, tanto da risultare inserita, per la Puglia, nelle Liste Rosse Regionali delle Piante d’Italia con lo status di “minacciato”