E’ partita in questi giorni all’ IIS E. Majorana” il progetto “Dietro il codice a barre ….libera lo schiavo”. Nei giorni precedenti il progetto è stato presentato in una riunione dove erano presenti sia i docenti di religione, i gruppi di volontari e i vari uffici diocesani e vari enti che lavorano sul territorio. Come ogni anno su input del nostro beneamato Arcivescovo Giuseppe Satriano, viene scelto un tema da proporre ai ragazzi nelle scuole superiori ed in particolare ai ragazzi del biennio.

Il progetto nasce dalla sinodalità di più uffici Diocesani, tra cui l’ufficio Migrantes , la Caritas, l’ufficio per la Pastorale del Lavoro, l’ufficio di Insegnamento della religione Cattolica, ed è inserito in un progetto più ampio della Caritas italiana. Lo stesso vedrà la collaborazione dell’associazione culturale Rùskia e delle associazioni di volontariato Tenda e Fraternità Giovanni Paolo II. Lo scopo del progetto, è quello di sensibilizzare i ragazzi affinchè come cittadini, promuovano la libertà e la giustizia sociale e lottino contro ogni forma di discriminazione in particolare contro lo sfruttamento minorile, la tratta degli esseri umani, il lavoro forzato, il lavoro nero e lo sfruttamento nel lavoro stagionale. ”Un esempio è proprio il nostro territorio ricompreso nell’area della Diocesi Rossano-Cariati- dice Giovanni Fortino direttore dell’Ufficio MIgrantes- è interessato al fenomeno del lavoro stagionale e dello sfruttamento di persone che giungono nel nostro paese in cerca di lavoro ” La base del progetto nasce da una mostra denominata “Dietro il codice a barre”, portata in Italia e tradotta dalla Caritas Internationali, di “Ressources Humaneis Sans Frontiers ”(RHSF è una ONG a vocazione internazionale con sede a Tolosa, fondata nel 2006) e delle Lingue del’ enseignement per i diritti umani nell’ambito del lavoro. Azione che mira a sradicare il lavoro forzato e il lavoro minorile, che non sempre sono facili da scoprire atteso che alcuni indizi caratteristici quali la mancanza di consenso, la costrizione, la mancanza di autonomia non sono di facile individuazione. Da queste non uniche considerazione nasce l’idea di proporre questo progetto nelle scuole finalizzato a sensibilizzare i ragazzi sulle tematiche elencate sempre più attuali, partendo dal basso con interventi mirati a livello educativo e orientati alla rimozione delle cause di ingiustizia. Il progetto vede la partecipazione di alcuni istituti di secondo grado con la collaborazione dei rispettivi docenti di religione che attraverso vari laboratori creativi tra cui il racconto empatico portano i ragazzi a conoscere queste tematiche scottanti. Il racconto empatico nasce dall’esigenza di sensibilizzare i ragazzi all’ascolto interiore, attraverso dei valori assiologici che prendono in considerazione l’altro. “L’empatia secondo Edith Stein – dice Giovanni Mule coordinatore del progetto – è l’incontro tra psiche corpo e spirito”.

Antonio La Banca