Perché il silenzio dei media nazionali?
L’on Franco Laratta, già deputato del pd, chiedi agli eletti del pd in tutte le istituzioni di sostenere la battaglia dei giovani di Rossano che da giorno sono in sciopero della fame in difesa del Tribunale della città. La battaglia dei giovani di Rossano, con l’attuazione dello sciopero della fame, vuole essere un estremo gesto di protesta che non può rimanere isolato e circoscritto.

La chiusura di un presidio di giustizia, in un territorio nel quale si persegue il tentativo di smantellamento di assetti politico/mafiosi, con commissariamento dei Comuni limitrofi, e nel quale la DDA e la Procura hanno, negli anni, avviato molteplici operazioni per arginare il fenomeno della criminalità di stampo mafioso, viene vissuto dall’opinione pubblica regionale e nazionale in modo passivo. Così come passivo e superficiale è stato l’atteggiamento dei governi nazionali che non hanno voluto, a suo tempo, dare ascolto alla nostra voce di dura protesta nelle aule parlamentari e nelle commissioni competenti, in merito alla soppressione del tribunale d Rossano. La sibaritide, ancora più povera e debole, rischia di finire definitivamente nelle mano della criminalità, che si rafforzerà sempre di più e diventerà imbattibile. E’ proprio nella tranquillità della propria “terra” che la criminalità andrebbe colpita. Invece si abbandona, con buona pace delle Istituzioni, un territorio. E si lascia un’intera area privata da servizi essenziali e fondamentali come l’amministrazione della giustizia. La condivisione e la partecipazione, in questo delicato momento, a sostegno della estrema protesta di coloro che, ormai da giorni, sono in sciopero della fame, per difendere la permanenza di un indispensabile presidio di giustizia, è necessaria per garantire la sopravvivenza del diritto alla legalità, e per evitare l’ulteriore impoverimento di un intero territorio. Tutti si sentano coinvolti in questa battaglia di civiltà. Senza speculazioni o demagogia. Non c’è bisogno di urlare e di attribuirsi meriti. La battaglia deve essere comune e si deve svolgere nell’interesse generale